Il Territorio

Sono circa 150.000 gli olivi che i soci de L’Olivicola Casolana coltivano. Gli oliveti sono situati nei comuni di Casoli, Palombaro, Guardiagrele, Altino, Archi, S. Eusanio del Sangro, ma la concentrazione più grande la troviamo su Piano Laroma, un altopiano che si estende ai piedi della Maiella. Suggestiva è l’immagine di questa distesa di oliveti sui bianchi terreni del pianoro ricchi di ghiaia calcarea da cui sfondo fa la Maiella.

Oltre la bellezza e l’unicità di questo tipo di terreno bisogna menzionare anche la sua alta capacità drenante: durante i periodi piovosi gli ulivi non assorbono eccessivamente acqua, mentre, in annate siccitose, i sassi in superficie fungono da protezione bloccando l’umidità di risalita. Questa particolare caratteristica del terreno, l’altitudine e il caldo sole d’Abruzzo, creano quello speciale microclima che conferisce al frutto proprietà uniche per ottenere olio ed olive da tavola di altissima qualità nutrizionale e sensoriale.

In questi territori la coltivazione dell’olivo è antichissima. Le varietà coltivate sono quelle autoctone quali, l’intosso, la gentile di Chieti, la cucco, il crognalegno e, solo dopo le gelate del 1956, venne introdotto, così come in tutto l’Abruzzo, il leccino. Le superfici coltivate dai nostri soci sfiorano i 1.000 ha di cui circa 200 ha con il metodo dell’agricoltura biologica.

CLUVIAE

L’antico Municipio Romanico

Passeggiando tra gli uliveti di Piano Laroma puoi imbatterti nei resti di muri romanici, uno scorcio di opus reticulatum che costeggia la carreggiata. Sono i resti che parlano dell’antico Municipio Romanico di nome Cluviae, i cui abitanti erano i Carecini.

L’importanza di Cluviae è testimoniata anche dal ritrovamento di un teatro. Cluviae è ricordata da Livio che la descrive nel 311 a.c. come una citta’ con mura e da Tacito come patria dello stoico Helvidius Priscus. Si legge nella lastra bronzea datata 5 maggio 384 d.c. ortato sibi honore patriam civitumque Cluviatum amare ac diligere non desit ossia: accresciuto il suo onore, non smise di amare e proteggere la patria dei cittadini Cluviani.

La suggestione di questa lontana civiltà, la disposizione geografica dell’altopiano di Piano Laroma, tra montagna e mare, sono le radici su cui poggiano le tradizioni e la secolare cultura olearia dei suoi abitanti. Ecco perché abbiamo deciso di dedicare una linea dei nostri prodotti a Cluviae.

L’intosso

L’intosso è una varietà di oliva a duplice attitudine che caratterizza il paesaggio incontaminato di Piano Laroma, nel Comune di Casoli, uno dei Borghi più belli d’Italia. Proprio qui su questo altopiano, caratterizzato da terreni ricchi di ghiaia calcarea, ai piedi della Maiella, l’intosso ha trovato il suo ambiente ideale. La pianta di intosso è di taglia piccola; si è adattata a vivere nel nostro territorio, sopportando bene la neve e il freddo, tanto che difficilmente riesce a produrre sotto i 350 metri di altitudine.

L’intosso da Tavola

L’intosso per il consumo da tavola è raccolto a partire dalla fine di Settembre esclusivamente a mano solo quando è verde. Non si possono utilizzare le reti e gli agevolatori per la raccolta come si fa con quelle da olio, perché i frutti, cadendo sul suolo ricco di sassi, si rovinerebbero. La raccolta a mano comporta ritmi lenti e quantità di prodotto inferiore rispetto a quelle che si riescono a raccogliere con la meccanizzazione.​

La Lavorazione

Una volta raccolto, l’intosso da mensa va selezionato, defogliato, depicciolato e conferito in cooperativa. Qui le olive vengono calibrate e lavorate. Per poter essere mangiate, infatti, le olive devono essere addolcite, ovvero ‘ndosse. Ed è propio a questa pratica che Gennaro Finamore fa risalire il nome della varietà intosso nel suo Vocabolario Dell’Uso Abruzzese del 1880. Il metodo che utilizziamo per la deamarizzazione è quello Sivigliano.

Una Tradizione a Rischio

La liva ‘ndossa da queste parti è tradizione. Tutti curavano le olive per consumarle durante l’anno. La nostra cooperativa è nata proprio per questo prodotto tipico. Oggi, purtroppo è diventata un’attività sempre meno diffusa. Negli anni, alla fatica della sua produzione e l’incertezza del raccolto, si è aggiunta la competizione di cultivar più produttive e economiche, prima italiane, poi spagnole e greche. E, inevitabilmente, col tempo si è assistito a un lento e silenzioso abbandono della produzione dell’intosso da mensa. ​Noi de l’Olivicola Casolana siamo fieri di portare avanti questa tradizione.​ Ancora oggi raccogliamo l’intosso da mensa a mano, come si faceva una volta e lo lavoriamo con orgoglio per farlo conoscere in tutta Italia e nel mondo. ​La liva ‘ndossa oggi è Presidio Slow Food.